L’ABC in dispensa

A volte capita di non avere avuto il tempo di fare la spesa e di ritrovarsi col frigo e la dispensa che si lamentano di solitudine. Ma quello che sembra a prima vista un problema, potrebbe invece essere una soluzione. Scopriamo i vantaggi di avere una dispensa essenziale e cosa non dovrebbe mai mancare in casa!

Avere molto cibo nelle nostre abitazioni probabilmente ci rassicura, ma spesso la strategia ottimale per gestire al meglio le proprie scorte e ridurre al massimo gli sprechi è avere sempre poche, ma essenziali, cose. A queste se ne potranno aggiungere altre diverse di settimana in settimana.

Non essere sommersi dal cibo riduce le probabilità di quel fenomeno naturale molto comune che porta un alimento a nascondersi nei meandri del frigo fino a quando sarà scaduto senza neanche accorgercene. Una dispensa essenziale rende più facile sapere cosa abbiamo a disposizione e ci permette di consumare per tempo i cibi prima che deperiscano. Un frigorifero sovraccarico inoltre inoltre consuma di più ed è maggiormente difficile da pulire (qui un nostro articolo su come gestirlo)!

Tutto vero, ma senza esagerare, c’è qualcosa infatti che non dovrebbe mai mancare! Ecco l’ABC da assicurarsi in dispensa:

FARINA (grano, mais, riso, farro, kamut)
ZUCCHERO / MIELE / MARMELLATA /MALTO DI RISO
LIEVITO DI BIRRA SECCO / LIEVITO PER DOLCI
PASTA / RISO / PASTINA / CEREALI (orzo, farro) / PSEDUCEREALI (quinoa, amaranto, teff) / COUS COUS / NOODLES (riso, soia)
LEGUMI SECCHI / LEGUMI IN SCATOLA
PELATI / PASSATA DI POMODORO
TONNO O PESCE IN SCATOLA
OLIVE / CAPPERI / VERDURE SOTT’OLIO
PATATE / CIPOLLE / AGLIO / ZENZERO
SALE (fino, grosso, aromatizzato) / SALSA DI SOIA
OLIO D’OLIVA / OLIO DI SEMI / OLIO DI COCCO
ACETO (BALSAMICO, DI MELE, DI VINO) / SOTTACETI
LATTE A L.C. (normale , riso, soia, avena, kamut)
FRUTTA SECCA
CAFFE’ / THE /ORZO / TISANE
BISCOTTI / CEREALI SOFFIATI
CACAO / CIOCCOLATO
GRISSINI / CRACKERS / GALLETTE (RISO, MAIS)
ERBE AROMATICHE / SPEZIE
Per quanto minima possa sembrare questa lista (a proposito di liste), basta soffermarci un attimo sugli alimenti che la compongono per capire quanti diversi piatti ci si possano realizzare: primi, secondi, contorni, ma anche dolci e spuntini! Non correremo certo il rischio di dover rimanere a pancia vuota!

Non occorrono grosse quantità, anzi, il segreto per aver tutto il necessario ma non più del dovuto e non rischiare di sprecare nulla è avere solo un pezzo per ogni categoria elencata. Si tratta appunto di una dispensa ai minimi termini grazie alla quale si può tranquillamente sopravvivere per settimane intere! Chiaramente combinando questi alimenti anche con quello che di fresco di volta in volta compriamo e quello rimasto in frigo o preziosamente conservato in freezer.

Curiosi di capire davvero cosa sia possibile creare con questi semplici ingredienti, all’apparenza scollegati tra loro? Nei prossimi articoli vi offriremo qualche idea! Intanto scriveteci (qui nei commenti, sulla nostra pagina FB o sul nostro profilo Twitter) per suggerirci le vostre idee o per ricevere qualche consiglio!

In collaborazione con Senza Spreco

Una spesa “leggera”

Quando facciamo la spesa, assieme ai prodotti che ci interessano, compriamo anche i loro imballaggi. Ma sono proprio necessari o potremmo farne a meno? Cerchiamo di capire insieme quali possono essere le alternative!

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Prima di passare alla dispensa, vogliamo portare in tavola un’ultima riflessione che riguardi il tema della spesa: gli imballaggi. Infatti, se ci soffermiamo un istante, ci rendiamo conto che la maggior parte di quello che acquistiamo è racchiuso in involucri di diversi tipi e di come, quindi, le nostre abitudini alimentari comportino un utilizzo costante di materiali come plastica, vetro, carta, alluminio, etc.

La plastica, grazie alla sua versatilità, assume a tal proposito un ruolo decisamente rilevante. Bisogna infatti riconoscere che l’invenzione degli imballaggi si è rivelata fondamentale non solo per contenere il cibo in un ambiente protetto, garantendo dunque la massima sicurezza igienica, ma anche per la sua conservazione nel tempo. Gli imballaggi hanno permesso inoltre di immagazzinare e trasportare il cibo facilmente, anche per lunghissime distanze.

Per di più la confezione ha il compito di presentare gli alimenti che contiene, una sorta di lavagna che comunica diverse informazioni utili, ma spesso diviene veicolo di pubblicità e marketing.

Ma, tornando alla nostra quotidianità, osservando i volumi dei nostri rifiuti domestici capita di veder spesso i bidoni traboccare in pochi giorni. Succede anche a casa vostra?

Quindi, se per certi aspetti  dobbiamo riconoscere l’utilità di questi progressi che hanno perfezionato i mezzi con i quali il cibo ci viene offerto, d’altro canto sarebbe opportuno riflettere sulla reale necessità del packaging.

Inoltre, scartando il nostro cibo, dovremo considerare che ciò che con un rapido gesto gettiamo nella pattumiera prevede un costo materiale (e ambientale) che paghiamo al momento dell’acquisto (purtroppo quello ambientale difficilmente viene preso in considerazione). Lo smaltimento dei rifiuti, anche se attuato attraverso una raccolta differenziata che permette almeno in parte il riciclo dei singoli materiali, ha un tremendo impatto sull’ambiente. In particolare, le conseguenze dell’accumulo dell’enorme massa di plastica non biodegradabile sono disastrose perché durante il suo incenerimento vengono rilasciate sostanze tossiche, come la diossina, molto inquinanti. In alternativa viene scaricata in modo irresponsabile nell’ambiente inquinando i nostri terreni e creando danni irreparabili a flora e fauna acquatica. In generale comunque l’ecosistema non è in grado di assorbire l’enorme quantità di rifiuti che attualmente produciamo.

Come sarebbe dunque un mondo senza plastica o con una quantità inferiore di rifiuti? Almeno inizialmente sicuramente più scomodo, ma per tanti aspetti della nostra vita sarebbe sicuramente possibile. Per esempio, possiamo praticare una spesa diversa, più “leggera”, senza il peso dell’imballaggio!

Alcuni negozi specializzati vendono i prodotti sfusi e possiamo portarceli a casa utilizzando i nostri contenitori. I vantaggi sono molteplici: innanzitutto gli acquisti sono già pronti per essere messi in dispensa e si ha la possibilità di acquistare solo la quantità desiderata, evitando possibili sprechi. Inoltre in questi negozi molto spesso i prodotti rispondono a criteri di sostenibilità (biologici e/o provenienti da filiera corta). I negozi alla spina si stanno diffondendo sempre di più negli ultimi anni, alcuni sono indipendenti mentre altri appartengono a vere e proprie catene. Offrono non solo prodotti alimentari, ma anche per la pulizia della casa e personale e sono presenti in tutta Italia (qui un breve elenco).

Non dobbiamo temere che l’acquistare senza packaging ci porti a non avere più informazioni sul prodotto. I prodotti sfusi sono quasi sempre accompagnati da una scheda che contiene le informazioni essenziali (e non quelle superflue!). Inoltre i venditori di questi negozi sono generalmente sempre molto disponibili a rispondere a tutti i chiarimenti. Perdere il marchio sulla confezione, ci potrebbe far scoprire il lato relazionale umano del nostro shopping.

Insomma, con una spesa “leggera” diventa davvero concreto il nostro ruolo attivo nella difesa della natura: la sostenibilità ambientale è parte delle nostre scelte giornaliere, che esercitiamo anche con la forchetta. In fondo, si tratta di  dare un valore maggiore a quello che conta davvero, ossia il contenuto, invece che al contenitore!

In collaborazione con Senza Spreco

Acquistare il cibo: dove, come, quando e perchè

Acquistare del cibo è una delle azioni che facciamo con più frequenza e ha numerose conseguenze di tipo salutare, sociale, economico e ambientale che spesso non consideriamo. Proviamo a capire quali sono le alternative relative al dove, come, quando e perchè fare determinati acquisti anzichè di altri.

Dovremmo ritenerci fortunati perché ci troviamo nella posizione di poter scegliere il nostro cibo. Viviamo in un paese, l’Italia, che brilla per ricchezza ed eterogeneità, dove la terra è davvero generosa e la sapienza accumulata nei secoli ha permesso di estrapolarne il meglio e di farne tesoro. Alta è la qualità ed elevato il grado di artigianalità. C’è inoltre una forte capillarità dei punti vendita nei quali reperire il cibo, diversamente da quel che accade in altre nazioni dove esistono dei veri e propri “deserti alimentari”.

L’abbiamo già sottolineato in precedenza, la frenesia della quotidianità ci porta ad avere sempre meno tempo e spesso, quando si parla del luogo DOVE fare la nostra spesa alimentare, l’immagine principale che ci viene in mente è quella del supermercato. All’interno di un perimetro limitato, infatti, possiamo comprare “tutto” quello di cui abbiamo bisogno, riempire il bagagliaio dell’auto e tornare dritti a casa.

Eppure, sebbene sia una soluzione molto comoda, non abbiamo la possibilità di avere informazioni esaustive sui prodotti dal momento che possiamo contare quasi esclusivamente su quello che c’è scritto sull’etichetta e la scelta, seppur apparentemente molto vasta, si rivela limitata dalle scelte commerciali della catena dalla quale ci stiamo servendo. Proviamo a immaginare di rifornirci presso i grandi ipermercati per qualsiasi nostra esigenza, dalle scarpe ai prodotti per la pulizia della casa. È una soluzione che ci attira oppure preferiremmo consultare diversi negozi specializzati dove essere indirizzati meglio nei nostri acquisti?

Per il cibo dovrebbe essere un po’ la stessa cosa, ma ancora a maggior ragione perché è un prodotto che accompagna inevitabilmente la nostra vita di ogni giorno. Allora, visto l’importanza della questione, proviamo riassumere (dalla A alla Z) le possibili alternative a nostra disposizione, per raggiungere un buon compromesso tra praticità e qualità:

A = Autoproduzione, utilizzando ingredienti di base invece che acquistare un prodotto finito

B = punto vendita di cibo proveniente da agricoltura Biologica

C = mercati Contadini, Cooperative sociali, Coproduzione e Condivisione

D = vendita Diretta

E = negozi Equo-solidali

F = Frantoio, olio extra vergine in purezza, ottenuto da olive selezionate con estrazione a freddo

G = Gruppi di Acquisto Solidali (GAS)

M = Mercati settimanali

N = Natura (orto, raccolta per boschi e campi)

O = On-line (soluzione per prodotti a lunga durata, tipicità regionali, olio, etc. oppure ordini di cassette di frutta e verdura con consegna a domicilio o ritiro concordato)

P = Panificio, pane artigianale con attenzione alle farine locali

S = negozi alla Spina, senza confezioni

Z = deliZie ed eccellenZe presso botteghe di specialità gastronomiche

Riguardo al COME potremo dire che il cibo da privilegiare dovrebbe essere stagionale, rispettoso dell’ambiente (agricoltura integrata, biologica e biodinamica) e delle persone (in termini di salute, diritti umani e dei lavoratori).

Scegliendo poi un cibo locale e territoriale si sostiene al tempo stesso la comunità di riferimento e la biodiversità del territorio. Spesso la vendita diretta offre al cliente lo spunto per una piacevole scampagnata – considerando che la produttività agricola si concentra maggiormente nelle aree rurali – e dà al produttore la possibilità di trattenere fino al 90% dell’importo monetario ricevuto, da reinvestire nella sua attività e come ricompensa degli sforzi profusi, consentendogli di applicare prezzi più onesti, con un risparmio diretto per l’acquirente. In alternativa si stanno diffondendo sempre di più consegne a domicilio sostenibili (ad esempio in bicicletta) o presso punti di vendita urbani.

Inoltre dobbiamo sempre ricordarci quanto sia importante avere la possibilità di essere consigliati e di instaurare un rapporto di fiducia con il venditore che può anche descriverci in modo completo i prodotti e le loro modalità di produzione e indicarci il loro miglior utilizzo.

QUANDO compriamo ricordiamoci di focalizzarci sulle nostre reali necessità, possibilmente avendo una lista mentale, cartacea o digitale. Soprattutto riguardo ai prodotti freschi e freschissimi, andare a fare acquisti più spesso ci rende in grado di comprare sempre prodotti recenti e in linea con le esigenze, avendo in aggiunta un controllo maggiore sulla nostra spesa e la possibilità di acquisire informazioni più puntuali relativamente ai singoli alimenti. Sempre considerando che diversi prodotti e diversi canali di acquisto richiedono tempistiche differenti, possiamo dire che, compatibilmente con i nostri impegni,  fare la spesa con maggior frequenza generalmente ci garantisce di sprecare di meno e dare più valore al nostro cibo.

Michael Pollan, famoso giornalista americano, profondamente attivo nella difesa del cibo, sostiene l’importanza di quello che lui stesso definisce “marketing relazionale” per il quale la vera rivoluzione accade nel momento in cui il consumatore si interessa davvero a quello che sta acquistando (e mangiando), assumendosi talora i costi aggiuntivi dovuti al recarsi direttamente dal produttore.

PERCHE’ ogni nostro acquisto rappresenta anche una scelta politica sul tipo di società nella quale ci piacerebbe vivere. Assegnare il giusto valore al cibo e conferire la dovuta attenzione al momento del suo acquisto, significa anche prendere a cuore la nostra salute, quella del pianeta Terra, le relazioni sociali e le condizioni di lavoro di chi quel cibo l’ha prodotto.

Quindi dove, come, quando e perché acquistare il cibo? Abbiamo fornito delle risposte sicuramente parziali che speriamo possano suscitare la vostra curiosità e il vostro desiderio di approfondimento; perché una scelta tanto frequente quanto importante come quella del cibo non possiamo certo prenderla con superficialità!

In collaborazione con Senza Spreco

My WastED lunch, Israeli girl eating out in London.

Daria has talented eyes and a big heart. She also has a special belly: she can taste so much in once while maintaining a wonderful dancer shape. For sure she will have more than one secret…

Then she is all this together: a gastronome, a photographer and a dancer.

Attention to details will bring her becoming a famous food storyteller. Not only she has a humongous patience which allows her to stay forever playing with millimeters in order to find the right position. But also colours had a remarkable importance in her life, where everything should just be harmonious!

She is always helping others, because “no” is not in her nature.

Not forgetting her infinitive love for Ollie, her sweet puppy!

Moreover she loves travelling, so we will hear soon her amazing stories from all around the word. The last months she was in London, here there is an uncommon food experience told by her mouth and described from her lents….

 

 My WastED lunch, Israeli girl eating out in London.

Entering the Selfridges mall and following the yellow signs of the WastED pop-up event, you are automatically caught up with a general excitement. Starting from the lovely lady at the elevator asking you how was your day, interested if you have any curiosity about what is waiting for you, together with all the waiters and workers being so engaged to give you as a customer the loveliest experience possible.

“WastED London” is organized thanks to the collaboration between chef Dan Barber, from the famous New York restaurant Blue Hill, and London’s best chefs, local farmers, fishermen, suppliers and retailers. Dan is bringing with him his knowledge and enthusiasm dealing with food waste, in the attempt to raise the attention to the issue around London’s food scene. The name comes from the combination of food waste with education, and that is why wastED is written with capital ED.

Since the first step it is clear that the situation will be completely different from any other restaurant. The décor of the top flour is a built up in balance with the meal and the educational experience is surrounding you straight from the entrance, with different stalls giving general tips how to reduce waste in your own environment. Moreover, to watch Dan Barber in the kitchen, making sure that his ensemble works to perfection, was just overwhelming.

Our waiter warns us from the beginning: “you will get confused by the menu but don’t worry, we will explain you everything”. On one side of it there is the illustration of the dishes, on the other a beautifully painted explanation of what exactly Out-OF-Spec pastries, Spent Hens or Forgotten Crabapples consist in. The dishes in the menu are divided into five groups, all for the same price of 15 pounds (a price that in our opinion represented a good cost to value), but basically the idea is a sharing menu, ordering various dishes to the table and tasting them all – and that’s exactly what we did.

We got the Wasted bread as we were recommended, a bran and barista milk bread and pea skin hard bread, served with Napoleonic margarine, whipped Jamon drippings and whey ricotta. The bread was made with the leftovers of the milk at the coffee machines of the amazing “E5 bakery”, in the London Fields area. The drippings where so addictive that we couldn’t stop grabbing more and more bites of them. Lettuce Butts, tuna bloodline vinaigrette, smoked salmon collar and salmon skin crumbs, was by far our favorite dish. Even if the first thought about it was being served lettuce leftovers, the result was unbelievable. Beets and Caviar, instead, sugar beet pulp rosti, smoked sturgeon, caviar oil and phytoplankton sauce, reminded us hash brown with an unsual topping: an interesting combination of flavors. Serving them the waiter brought to the table the actual beet root to show us how it grows, explaining that usually it is used mainly for the sugar production but also eaten by itself it is really delicious! Crab shell broth was prepared with fish collars of the day: cod, crab noodles and courgette ends; the broth had a strong marine aroma working very well with the noodles and the big pieces swimming in it. Sausage from a waste-fed pig, bone charcoal, bubble and squeak, remouillage gravy; you just cannot go wrong with it: the gravy especially was such a delight! In the end Waffle scrap treacle tart for a dessert with failed popcorn ice cream, which was surprisingly not too sweet, a bit fruity and salty, just wonderful.

The dishes were accompanied with some wastED cocktails, our favorite one was E3 Daiquiri with ELLC rum, apple pulp acid and escubac bitters; a mix of sweet and sour, so drinkable and refreshing that you can be almost surprised by its alcoholic influence. Anyway, the Deez Beez gave him a very good fight, with Craigellachie 13, “honey cream”, lime husk citrus and smoke water in a shape of a big smoky ice cube.

Each dish arrived with an explanation, about the preparation and the food waste elements, which made the meal not just a delight for the palate but also a very interesting educational experience. At the beginning we were asked if we are familiar with the concept, not all the dinners answered positively. The dining area was a mixture of people, which were, to our great relief, dressed pretty casually.  Around us there were families, couples of different ages and even groups of friends. Some had just heard about the pop-up event and for them it was just a new place where to eat, others instead were more familiar with Dan’s work. The waiters skillfully adopted themselves to the audience and were patiently supporting each table with all they needed to know.

The couple on our right haven’t heard anything about the topic and was initially a bit suspicious, but after trying couple of dishes they were completely satisfied and convinced that a food waste menu can be both interesting and delicious. On our left side, two girls were, instead, teasing each other: “No Food Waste, finish the dish”, enjoying every bite.

I couldn’t stop thinking if people were getting something more out of it rather than “just” a fine dining experience with celebrity chefs. I hope they did, because for sure I enjoyed it and even being familiar with the subject I still found myself amazed by the endless ways to be creative dealing with food waste. I went out of from the experience completely overwhelmed.

Daria Ratiner

Instagram portfolio: @dariaratiner

 

 

2×1 contro lo spreco: Zuppa di legumi e Falafel al forno

E’ possibile realizzare due piatti diversi con un’unica mossa, due ricette in un colpo solo? Con i nostri 2X1 contro lo spreco, sì! Oggi vediamo come cucinare una buonissima zuppa di legumi e ottenere al contempo anche dei deliziosi falafel.

Dopo le offerte 2X1 del supermercato che spesso generano spreco e delle quali abbiamo parlato nel precedente articolo, ecco la nostra versione di “offerta” sostenibile: i 2X1 contro lo spreco! Con questa possiamo, infatti, realizzare due piatti diversi con un unico sforzo. Insomma due ricette al tempo/costo di una sola! Potremmo, per esempio preparare la cena ed aver già pronto un piatto diverso per il pranzo del giorno dopo. Organizzarsi sarà molto semplice: cucineremo una quantità un po’ più abbondante di una prima ricetta, in modo da ottenere la base già pronta, rappresentata dalla parte in avanzo, da poter utilizzare, con un’aggiunta minima di altri ingredienti, per realizzare la seconda ricetta.

 

2X1: Zuppa di legumi e Falafel al forno

 

Zuppa di legumi

Per la prima ricetta servono i seguenti ingredienti (per 4 persone):

500 gr legumi e cereali misti (fagioli di diverse varietà, lenticchie, ceci, farro, orzo perlato, piselli, ecc.)

2 carote

1 cipolla

2 patate

Sedano (a piacere)

Aromi (rosmarino, timo, alloro, salvia)

Sale ed olio

Bicarbonato di sodio

Lasciare in ammollo i legumi per almeno tre ore, l’ideale sarebbe arrivare fino a 8 ore. Infatti, per tutti i legumi è indispensabile l’ammollo in abbondante acqua fredda per diverse ore, soltanto per le lenticchie può bastare anche soltanto un’ora. Si possono mettere a bagno la sera precedente o la mattina prima di andare al lavoro, in una terrina capiente con acqua fredda e mezzo cucchiaino di bicarbonato (quest’ultimo aiuterà a intenerirli durante la cottura e a evitare la produzione di gas intestinali, che è possibile limitare anche con l’aggiunta durante la cottura di una foglia di alloro, salvia o un pezzo di alga Kombu).

 

Passato il tempo necessario, scolare i legumi e sciacquarli accuratamente sotto l’acqua corrente.

Mettere in un tegame i legumi unendo sedano, carote e cipolla finemente sminuzzati (per praticità si può usare un robot da cucina) e le patate tagliate a dadi piccoli.

Aggiungere le erbe aromatiche legate in un mazzetto con dello spago alimentare.

Coprire con acqua (o brodo vegetale, se lo si ha a disposizione), ma non usare mai per cucinare l’acqua nella quale sono stati in ammollo!

I fagioli richiedono una lunga cottura, fate cuocere per almeno un’ora (se, invece, si usa la pentola a pressione, che accorcia i tempi mantenendo tutti gli aspetti nutrizionali, la durata va dimezzata, a partire dal momento in cui va in pressione).

A cottura ultimata, dopo avere effettivamente verificato che siano ben cotti, eliminare il mazzetto aromatico e prelevare 1/3 dei legumi (possibilmente asciutti) e metterli da parte per la preparazione dell’altro piatto.

Concludere insaporendo i 2/3 con sale ed olio e servire semplicemente così oppure accompagnati da alcuni crostini di pane.

 

* Se nel frigo avete degli avanzi di formaggio o delle croste (es. Parmigiano Reggiano o Grana Padano), una volta pulite raschiandone la superficie esterna e tagliate a pezzetti, se aggiunte durante la cottura, conferiscono alla zuppa un sapore deciso, ottenendo un effetto mantecato morbido e cremoso.

NB: quasi tutte le croste di formaggio sono edibili, anche quelle “fiorite” (es. Brie), tranne quelle a crosta lavata (es. Taleggio) o le croste degli erborinati (es. Gorgonzola) così come quelle artificiali in cera o paraffina. Comunque se la crosta non è edibile deve essere specificato in etichetta! Da tener presente in tutti casi che la buccia è sempre la parte esterna del formaggio, quindi più esposta a contaminazioni.

*I legumi sono i semi commestibili delle piante appartenenti alla famiglia delle Leguminose, sono una vera fonte di ricchezza a livello nutrizionale. Le diverse varietà dei legumi sono Fagioli, Lenticchie, Ceci, Piselli, Fave, Soia, Lupini, Cicerchie, Arachidi (in particolare quest’ultimi sono legumi con molti grassi e molto calorici!). Il valore nutritivo dei legumi è rappresentato in primo luogo dall’elevato contenuto (circa 1/3 delle kcal totali) di proteine di buon valore biologico, perché costituite da aminoacidi essenziali. Caratteristica che li rende adatti a sostituire i cibi di origine animale. Sono una modesta fonte di carboidrati, avendo composizione amidacea, ed apportano una minima quantità di lipidi, polinsaturi, quindi di buona qualità. I legumi, dunque, uniti ai cereali forniscono all’organismo delle proteine complete. Offrono infine una potente azione antiossidante, apportano fibra, vitamine del gruppo B e sali minerali quali ferro, calcio, fosforo, potassio e magnesio.

 

Falafel al forno

Per la seconda ricetta basterà semplicemente aggiungere (sempre per 4 persone):

Farina 00 (Qualsiasi altra farina va bene, anche le opzioni senza glutine: farina di riso o farina di mais)

Prezzemolo o spinaci freschi (o qualsiasi altra foglia verde)

Spezie

Pepe

Limone (facoltativo)

Pane grattugiato (farina di mais per gli intolleranti al glutine)

Mescolare i legumi tenuti da parte con sale e pepe ed un mix di spezie (cumino, peperoncino, paprica, aglio secco, zenzero in polvere, curcuma, curry, etc.) secondo i propri gusti, poi frullare il tutto con un mixer elettrico per qualche secondo. Aggiungere anche del prezzemolo tritato o una manciata di spinaci a foglia piccola, oppure semplicemente le foglie del sedano usato in precedenza (o qualsiasi altro vegetale a disposizione che possa dare un tocco di verde).

Per legare il tutto versarvi qualche cucchiaio di farina e regolare eventualmente con un po’ d’acqua ed il succo di mezzo limone (che conferisce alla preparazione una nota acidula particolare). Si deve ottenere, infatti, una consistenza appiccicosa ma che permetta di formare delle palline.

Con le mani bagnate prelevare un po’ di composto per volta dandogli la forma di una polpetta, passandola nella farina. Se incontrate difficoltà, lasciare prima riposare in frigo per circa 20’. Continuare fino ad esaurimento.

Quando sono tutte pronte, passare le polpette nel pan grattato e disporle in una placca da forno ricoperta con l’apposita carta, irrorandole infine con dell’olio d’oliva.

Infornare a forno caldo a 180°c-200°C per 20-25 minuti circa in base alla loro dimensione. In ogni caso, saranno pronte quando avranno una bella doratura!

* I Falafel sono appunto delle polpette vegetariane tipiche della cucina del Medio Oriente (Siria, Libano, Israele…), solitamente fritte, a base di ceci e accompagnate con verdure, yogurt e salse varie. La ricetta sembra provenire originariamente dall’Egitto, dove pha la phel significa “molti fagioli”, anche se in realtà la sua versione più antica prevedeva l’utilizzo delle fave, macinate, pressate in piccoli dischi e poi fritte. La cottura al forno qui proposta è sicuramente più leggera.

Il nostro consiglio per l’accompagnamento? Salsa Thaini: thaini (pasta di sesamo) mescolata con olio, sale, pepe e succo di limone!

In cucina ci si può avvalere di qualche trucco per risparmiare tempo, energie e denaro, ottimizzando il cibo che si ha a disposizione e divenendo, al contempo, anche sempre più capaci nel riutilizzare gli eventuali avanzi, riducendo così il più possibile lo spreco alimentare domestico. Quindi, se siete interessati a questo tipo di ricette salva tempo, salva ingredienti e salvadanaio, fatecelo sapere che ci attiveremo a pubblicare presto altre idee semplici e sfiziose!

 

In collaborazione con Senza Spreco

 

Offerte SI’, offerte NO

Perché le offerte ci affascinano così tanto? Colori sgargianti, slogan d’effetto, volantini a domicilio, promozioni multi-pacco, sconti sul prezzo, raccolta punti, premiati col bollino etc.! Insomma, sembra proprio che l’idea che ci venga regalato qualcosa abbia un potere incredibile. Ma i prodotti in offerta stuzzicano anche il palato? E poi sfruttare le offerte ci porta a risparmiare davvero?

 

Assolutamente no, anzi “Farsi sedurre dalle promozioni” è proprio uno dei 5 errori da non commettere quando si va a fare la spesa. Insomma, ogni volta che ci troviamo di fronte ad un’offerta speciale dovrebbe scattare dentro di noi un campanello d’allarme che ci faccia contare fino a dieci per riflettere sull’opportunità dell’acquisto. Vediamo in quali casi dobbiamo dire “no” alle offerte e in quali, invece, possiamo dire “”.

Capita che le offerte ci convincano che un prodotto ci serva, ma, una volta a casa, non siamo in grado di sfruttarlo al meglio o ancora peggio di finirlo in tempo. Evidentemente non rientrava tra le nostre necessità! Spesso, inoltre, le offerte giocano con le grandi quantità, facendoci credere che acquistare di più equivalga a risparmiare. Anche qui, se poi non siamo in grado di terminare tutti i prodotti, va a finire che li sprechiamo. Forse era più saggio comprarne una quantità minore, che, molto probabilmente, nonostante l’offerta, ci sarebbe costata la stessa cifra, se non una cifra inferiore.

Le offerte, inoltre, ci spingono spesso a sperimentare prodotti nuovi che non abbiamo mai provato. Prima di metterli nel carrello, quindi, dovremmo prenderci la briga di leggere attentamente l’etichetta per conoscere gli ingredienti, i possibili allergeni, la presenza di coloranti e conservanti, la provenienza delle materie prime, il metodo di coltivazione, il produttore, la data di confezionamento e via dicendo. In ogni caso, per evitare rischi è sempre meglio inizialmente prendere un solo pezzo per assaggiarlo, consapevoli del fatto che le offerte spesso ritornano ciclicamente. Senza contare che talvolta gli sconti vengono presentati solo su prodotti “civetta”, realizzati ad hoc per attirarci in un determinato punto vendita.

Ma, se un prodotto è troppo spesso in sconto, molto probabilmente significa che quello è il prezzo imposto dal mercato. Un prezzo eccessivamente basso può nascondere tante magagne: costi sull’ambiente, sui lavoratori o sulla sicurezza umana, scarsa qualità etc. Dobbiamo, quindi, anche non farci fuorviare dalle offerte per evitare di scegliere alimenti meno sani e nutrienti. E, infine, ricordiamo nuovamente che acquistare qualcosa di cui non abbiamo realmente bisogno aumenta il nostro spreco alimentare domestico.

Cercando sempre di partire dalla nostra bella lista della spesa e quindi da quello che ci serve veramente, se incappiamo in un prodotto in offerta presente nel nostro elenco, ha senso sfruttare i vantaggi economici proposti, soprattutto se si tratta di un fornitore già sperimentato positivamente oppure un marchio di fiducia. Se il prodotto, invece, non ci è noto, l’offerta può rappresentare anche l’occasione per conoscere proposte diverse dalle nostre scelte abituali. Nella grande distribuzione i cosiddetti buyers, infatti, riescono a pattuire prezzi spot di favore in occasione di ordini consistenti. Inoltre la stagionalità influisce non poco sull’andamento dei prezzi, soprattutto in riferimento a frutta e verdura.

Per quanto riguarda i prodotti ad alta deperibilità (latte, panna, mozzarella, yogurt, formaggi etc.), negli ultimi anni si sta diffondendo sempre più una tendenza tesa a ridurre gli sprechi: alcune catene e alcuni commercianti abbassano notevolmente il prezzo in prossimità della scadenza. Dunque, sempre se si tratta di prodotti che ci servono, anche in questo caso vale la pena dare la precedenza ai pezzi scontati – contrariamente alla comune abitudine di prendere la confezione in fondo perché con scadenza più lunga – evitando così tra l’altro che a fine giornata questi finiscano nel deposito rifiuti.

Stesso discorso vale per la frutta e la verdura con forme strane o ammaccata e per le confezioni solo esteriormente danneggiate o con difetti di packaging. Impariamo ad accogliere anche “il brutto anatroccolo”!

A volte per frutta e verdura, così come per il pane, vengono inoltre preparati nel tardo pomeriggio dei sacchetti con l’invenduto della giornata a prezzi di favore, proprio nell’ottica di non buttare ciò che non sarebbe vendibile l’indomani, per mancanza di fragranza o freschezza.

Numerose, infine, sono le realtà che cercano di alimentare vendite a prezzo scontato o la donazione dei prodotti a rischio di spreco. In questi casi – un esempio è proprio SenzaSpreco –  la domanda e l’offerta di questo prodotti si incontrano andando a creare delle offerte interessanti.

Per concludere, non fermarsi solo davanti al prezzo e sapere di cosa effettivamente abbiamo bisogno quando intraprendiamo il nostro shopping alimentare ci rende pressoché immuni dal fascino delle offerte permettendoci così di non sprecare tempo, soldi e cibo!

 

In collaborazione con Senza Spreco

The perception of food from inside

The perception of food, knowing it from INSIDE is completed through practice, expertise, experience and, of course, fruition of food itself. Fruition, not merely consumption, happens when we interiorize our food. Taste is personal, inner and intimate. But at the same time taste is due by the combination of physical sensations and cultural categorization; it can be transformed into a social experience. In fact tasting is an act of translation, making public a private experience.

In addition food represents a hedonistic pleasure, food is fun. In contraposition of the rationality of Plato, Epicure’s philosophy explained that “The beginning and the root of all good is the pleasure (hedone) of the stomach (gaster); even wisdom (Sophia) and culture must be referred to this.”

It’s possible to distinguish a sort of “culinary humanity” even within the Asian philosophies, where food is put in the center of cultural life, in an aesthetical way. For the Chinese culture food is also expression of the opposite but interconnected spiritual forces of yin and yang which preside over the world: the light and the dark. Instead the Buddhist religion deeply discusses about food and morality, especially related to one’s fundamental relationship to living beings (alias animal killing or eating an animal).

La percezione del cibo da dentro

La percezione del cibo, conoscendolo dall’INTERNO viene completata attraverso la pratica, l’esperienza ed ovviamente la fruizione del cibo stesso. La fruizione, non il semplice consumo, accade quando interiorizziamo il nostro cibo. Il gusto è personale, interiore ed intimo. Ma allo stesso tempo è dato dalla combinazione di sensazioni fisiche e una categorizzazione culturale e può essere trasformato in un’esperienza sociale. Infatti gustare è un atto di traduzione, fare pubblica un’esperienza privata.

Inoltre il cibo rappresenta un piacere edonistico, il cibo è divertimento. In contrapposizione con la razionalità di Platone, la filosofia di Epicuro ha spiegato che “L’inizio e la radice di tutto ciò che è buono è il piacere (hedone) dello stomaco (gaster); anche la saggezza (Sophia) e la cultura devono riferirsi a questo”.

E’ possibile distinguere una sorta di “umanità culinaria” anche nelle filosofie asiatiche, dove il cibo è collocate al centro della vita culturale, in modo estetico.

Nella cultura cinese il cibo è espressione di forze opposte ma interconnesse, gli spiriti yin e yang, che governano il mondo: la luce ed il buio. Invece la religione buddista discute profondamente a riguardo del cibo e della moralità, riferendosi specialmente al rapporto tra esseri viventi (cioè l’uccisione di animali o la questione di cibarsi di animali).

 

 

 

La lista: cartacea o elettronica?

Le liste fanno parte della nostra quotidianità, facilitano la nostra vita, organizzandola al meglio, ci fanno risparmiare tempo e ci aiutano a combattere la dimenticanza. Soprattutto in un’epoca frenetica come la nostra sono veramente degli strumenti imprescindibili. In ambito alimentare le liste sono un supporto per gestire in maniera ottimale diverse situazioni e di conseguenza a creare meno sprechi.

Numerose possono essere le liste a venir in nostro aiuto: la lista della spesa, la lista del congelatore, la lista degli ortaggi e dei frutti di stagione, la lista degli alimenti in scadenza, la lista del menù settimanale, la lista dei regali gastronomici fai-da-te, la lista dei dolci di casa, la lista delle portate del pranzo di Natale, la lista degli ingredienti per realizzare una specifica ricetta, la lista delle cose che non piacciono, delle allergie o delle intolleranze dei futuri ospiti…

La lista della spesa ha come premessa quello che abbiamo accennato nel precedente post, ovvero l’importanza di semplici azioni preliminari, come il controllo di quello che si ha già a disposizione ed una rapida occhiata nel frigo e nella dispensa per verificare se ci sono alimenti prossimi alla scadenza oppure semplicemente rimasti in fondo a qualche ripiano. Così, se ci concentriamo su ciò di cui abbiamo bisogno attraverso un elenco, sarà poi più semplice recarsi a fare gli acquisti. Prendere nota, insomma, è uno strumento utile, non solo in qualità di promemoria, ma anche per ottimizzare e per portare a termine il nostro obiettivo senza intoppi. Con la doppia garanzia di assicurarsi di avere a disposizione tutto ciò che desideravamo e di aver evitato di comprare qualcosa di superfluo. Quindi, pur riconoscendo il fascino dell’improvvisazione e della creatività, così come l’opportunità di occasioni e offerte speciali, avere delle linee guida sugli alimenti da comprare è fondamentale.

Quindi, la mappa mentale degli alimenti da comprare potrebbe essere costituita in diversi modi, suddividendo i cibi secondo il criterio più comodo:

  • Categorie principali (frutta, verdura, pane, pasta, carne, pesce, uova, latte e derivati, dolci)
  • Pasti della giornata
  • Menù settimanale
  • Piatti (nuove ricette da sperimentare, ricette realizzate con maggior frequenza)
  • Tipologia macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi)
  • Fornitore (supermercato, mercato agricolo, vendita diretta, GAS –gruppo di acquisto solidale, artigiano, gastronomia/rosticceria, bottega di specialità gastronomiche)
  • Reparto del supermercato
  • Spazi dedicati in cucina (frigo, dispensa, congelatore)
  • Ciò che manca (appuntarsi mano a mano che si consuma o si finisce qualcosa).

Ogni criterio ha i suoi pregi e i suoi difetti, soprattutto in relazione allo riduzione spreco, e tanti di questi criteri si possono sovrapporre (es. ciò che manca e fornitori; categorie e spazi della cucina; menù settimanale e tipologia macronutrienti, ecc…).

C’è chi concepisce la lista unicamente redatta con carta e penna, ma anche chi, invece, preferisce sfruttare la comodità della tecnologia.  Lo smartphone, infatti, è uno strumento che si ha sempre con sé. Ci si può sbizzarrire nello sperimentare le varie soluzioni progettate per compilare elenchi con i prodotti da acquistare e, volendo, le ricette da preparare una volta tornati a casa: comando a riconoscimento vocale oppure scansione del codice a barre per l’inserimento dei prodotti, modalità di lettura a voce alta per avere le mani libere durante gli acquisti, la lista condivisa con famigliari ed amici. In alcuni casi le liste si possono completare con prezzo, foto, unità di misura, potendo anche ottenere una cronologia degli acquisti per analizzare le proprie spese. Notifiche push, infine, non solo fanno sapere cosa manca in casa, ma anche chi concretamente va a fare la spesa!

Rimanendo in tema, ecco una lista delle app maggiormente utilizzate:

*Lista della spesa a input vocale [Android] – lista della spesa senza mani

*Our groceries [Android] – esegue la scansione del codice a barre

*Liston free [Android] – con una grafica tra le più intuitive e con tanto di effetti sonori, quasi come fosse un videogame

*Bring! Lista della spesa [Android] – famiglia ed amici al centro dell’attenzione con notifica di chi concretamente viene incaricato di fare la spesa.

*Lista della spesa – Myshopi [Apple/Android] – calcola l’importo totale della spesa in tempo reale semplicemente dettando gli importi

*La mia spesa [Android] – oltre al Barcode Scanner, ricorda ciò che si mette in lista una volta per un nuovo riutilizzo

*Out of milk shopping list [Apple/Android] – “Lista Pantry” per stilare la lista di quello che si ha in casa e “Lista to do” per le cose da acquistare, evitando di acquistare dei doppioni una volta al supermercato

*Buy me a pie [Apple/Android] – risulta molto utile nella gestione delle cene di gruppo perché fa vedere in tempo reale chi ha acquistato cosa e quali sono gli elementi mancanti

*Io faccio la spesa [Android] – italiana e gratuita, dà la possibilità di avere un catalogo dei prodotti dettagliato tra cui scegliere

*Best before [Apple] – permette l’organizzazione della dispensa, la gestione delle date di scadenza e la pianificazione delle scorte

*Paperback [ilovehandles.com] – fogli adesivi che si incollano facilmente sul retro dell’iPhone (80 post-it sagomati per iPhone a 8 dollari ca) che sono l’alternativa per chi non vuole rinunciare alla vecchia lista della spesa scritta su fogliettini di carta ma che è sicuro di aver sempre con sé il cellulare.

 

Insomma, che sia cartacea, elettronica o mentale e in qualsiasi modo tu la voglia fare, stilare una lista rappresenta una guida, uno strumento di semplificazione ed organizzazione che ci aiuta ad avere le idee chiare quando scegliamo ciò che acquistiamo!

In collaborazione con Senza Spreco

 

 

 

5 errori da evitare quando si va a fare la spesa

E’ proprio l’atto di fare la spesa la locomotiva che guida il viaggio del cibo dentro casa nostra e che ne decide la rotta. Poi i vagoni agganciati al seguito riporre, cucinare, mangiaregestire gli avanzi, riciclare, ne assecondano il percorso, ognuno in fila all’altro: il cibo passa dal carrello alla nostra cucina, fino a diventare parte integrante del nostro corpo. Tra le varie azioni c’è anche la gestione degli avanzi, non con l’intenzione di esortarne la creazione, ma perché avanzare parte del cibo che prepariamo è un fatto comune, dovuto ad un calcolo delle porzioni che ogni tanto non è così accurato e che comunque non può essere perfetto. Infatti anche di fronte ad un piano settimanale preciso molti sono i possibili imprevisti che possono capitare. Cominciare ad ammettere i propri limiti è già un ottimo punto di partenza. Inoltre, “avanzare” significa anche “guardare avanti, oltre” e in questo senso dev’essere un passaggio fondamentale nella gestione del cibo; capire come domani possiamo sfruttare ciò che avremo a disposizione, riciclando qualcosa già pronto e consumandolo senza nessuno spreco!

A dir la verità, nei prossimi articoli ci saranno addirittura eccezioni in tema di avanzo: verrà proposto di cucinare un po’ di più in termini di quantità in modo che gli “avanzi” di una prima ricetta saranno gli ingredienti di base necessari per la realizzazione di un secondo piatto (scoprirete le nostre astute ricette 2×1).

In questo articolo verranno toccati velocemente argomenti che saranno poi ripresi in maniera più approfondita, come ad esempio la lista della spesa, la gestione del cibo in casa (frigo, freezer, dispensa), come muoversi tra le offerte, le date di scadenza, la qualità del cibo…

Insomma, a meno che non si viva completamente di autoproduzione (nel XXII secolo non sono in molti a farlo), l’acquisto del cibo è un atto ricorrente per tutti. Ecco, quindi, 5 errori da non commettere quando si è alla guida del proprio mezzo tra prodotti invitanti e scaffali colorati, facendo lo slalom tra un carrello e l’altro!

 

  1. Essere affamati/tristi/arrabbiati

Mai andare a fare la spesa affamati, un rischio che alla cassa potrebbe costare caro: mangiando con gli occhi ogni cosa che capita sotto lo sguardo, si finisce poi per divorare il supermercato intero! Inoltre, la fame non solo ci dirige verso prodotti a maggior contenuto calorico, ma aumenta l’impulso all’acquisto in generale, anche nei confronti di prodotti non alimentari. Non dovremmo, però, nemmeno essere arrabbiati o tristi, perché è risaputo come il cibo sia un importante elemento compensatorio. Il cibo consola corpo ed anima!

Quindi meglio sempre fare prima uno spuntino per non avere la pancia vuota oppure ci si potrebbe ad esempio viziare con un pezzetto di cioccolato, che sembra avere un noto effetto positivo sull’umore. Non avere lo stomaco che brontola, inoltre, ci permette di essere meno stanchi e provati, di ragionare a mente lucida e di avere più energie da dedicare ad una scelta oculata. Diversamente il pericolo è quello di comprare più del necessario, col rischio che in un secondo momento il superfluo possa addirittura trasformarsi in parte in spreco.

 

  1.  Farsi sedurre dalle promozioni

3×2, -10%, “prendi 2 paghi 1”, 2×3, “1,2,3 euro”… Rispetto agli anni ’90 le offerte multi-pacco sono decisamente calate, però, da una rapida indagine di volantino, sembra che si continuino ad attirare i clienti con formule matematiche diverse, come ad esempio lo sconto diretto sul cartellino.

Comunque 2×3 e 3×2 fa sempre 6, giusto!? Quindi, se il risultato lo conosciamo, passiamo alla considerazione successiva: d’accordo il potenziale risparmio economico, ma siamo davvero in grado di gestire in maniera adeguata quello che stiamo comprando? Allora, prima di acquistare, forse è meglio fare due conti, non solo sul prezzo!

 

  1. Scegliere il “grande”

La confezione più grande è quella che salta all’occhio per prima perché più voluminosa. Sembra quasi chiamarci per nome! Ma non è sempre vero che il fatto che “duri più a lungo” sia una cosa positiva perché bisogna accettare l’ipotesi che questa venga talvolta dimenticata in qualche angolo della cucina.

Ricordiamoci: se non esageriamo con gli acquisti ridurremo drasticamente il rischio di sprecare dei prodotti e con questi il denaro che abbiamo usato per acquistarli. Compatibilmente coi propri ritmi lavorativi e di vita, sarebbe auspicabile anche acquistare con maggior frequenza in modo da rispondere in maniera puntuale ai propri bisogni, momento per momento – pensiamo a quante volte decidiamo all’ultimo minuto di consumare un pasto fuori casa.

 

  1. Non sapere cosa comprare

E’ fondamentale prima di uscire a fare acquisti alimentari prendersi il tempo necessario per passare in rassegna quello che abbiamo già a disposizione, controllandone la freschezza e la deperibilità – un ripasso periodico alle date di scadenza di ogni singolo prodotto sarebbe giusto ed opportuno – mettendo in conto, possibilmente, anche il numero dei pasti che intendiamo non consumare a casa nei giorni successivi. Infatti, andare a fare la spesa senza una lista di quello che ci occorre o senza aver almeno dato un’occhiata veloce qua e là per vedere a cosa sia rimasto tra dispensa e frigo, ci porta senza dubbio a compare a casaccio.

Così come non avere neanche un’idea a grandi linee dei pasti da preparare in settimana, ma ispirarsi a quello che viene proposto dal venditore, ci attira verso offerte e promozioni, ma ci allontana dai nostri effettivi bisogni. La disposizione all’interno dei punti di vendita non è casuale: la miglior collocazione di un prodotto per finire con elevata probabilità nel nostro carrello si trova ad un metro e mezzo da terra, giusto all’altezza del nostro sguardo (20 cm sotto il nostro campo visivo). Non fermiamoci dunque a quello che abbiamo davanti al naso, ma cerchiamo quello che ci serve veramente!

  1. Non avere il tempo per il dopo-spesa

Relativamente all’atto della spesa, molti sono i consigli che sono stati più volte elargiti, ma raramente viene menzionato il fattore “tempo”. Se già è sbagliato andar a far la spesa di fretta, in quanto non si riesce a scegliere accuratamente, è altrettanto vero che in parte certi acquisiti diventano abitudinari, perché basati sulla fiducia riposta in prodotti già sperimentati e questo, insieme all’aiuto di una lista precisa, può permetterci di fare shopping in tempi record.

Quello che però è ancora più importante è riuscire a ricavare del tempo per riordinare la spesa all’interno della nostra abitazione: dispensa, frigorifero (ecco qualche suggerimento su come gestirlo al meglio), freezer, scorte, dando ad ogni alimento la giusta collocazione. Se non viene fatto subito, difficilmente verrà fatto con maggior cura più tardi. Invece riporre tutto al meglio è fondamentale per aver chiarezza, anche visiva, su quello che si ha a disposizione ed essere in grado di programmare i pasti dei giorni seguenti. Quindi “troviamo il tempo”!

 

Seguendo questi semplici consigli, eviteremo errori comuni e saremo dunque in grado di selezionare il cibo che entrerà in casa nostra e che farà parte della nostra dieta giornaliera, un cibo che sarà appunto frutto di una scelta più consapevole.

In collaborazione con Senza Spreco

The right measure

Food as a medicine took origin from Hippocrates studious, even if he was convinced that a truly human life was not just a passive consumption, but the products yielded by nature have to be improved, refined and balanced.

The ancient Greek morale of temperance, directed towards the “right measure” is well expressed by the word askesis, carrying the original sense of exercise.

LA GIUSTA MISURA

Il cibo come medicina prese forma con gli studi di Ippocrate, anche se costui era convinto che una perfetta esistenza umana non si basasse solo su un consumo passivo, ma che i prodotti offerti dalla natura dovessero essere migliorati, raffinati e bilanciati.

L’antica morale greca della temperanza, orientata alla “giusta misura” è ben espressa dalla parola askesis, che porta con sé l’originale senso dell’esercizio.